Olimpiadi Londra 2012 – La XVIII Olimpiade: Tokyo 1964

Olimpiadi Londra 2012 – La XVIII Olimpiade: Tokyo 1964

Olimpiadi Londra 2012   La XVIII Olimpiade: Tokyo 1964

Le Olimpiadi di Tokyo del 1964 ebbero il merito di completare quella rivoluzione tecnologica che Roma aveva cominciato 4 anni prima. Non potendo vantare le magia delle location romane, Tokyo, scelta dal CIO ai danni di Detroit, Vienna e Bruxelles, decise di puntare tutto sulla tecnologia e sull’attenzione ai più piccoli particolari, vincendo decisamente la scommessa. In occasione dei Giochi Olimpici, infatti, la capitale nipponica cambiò decisamente il proprio volto soprattutto grazie a Kenzo Tange, uno dei più grandi architetti del nostro tempo. Le novità introdotte in questa edizione furono veramente tantissime: dalle bandiere mosse da mini-ventilatori in assenza di vento, ai cronometraggi elettrici finalmente introdotti in tutte le gare, dall’ingresso massiccio degli sponsor nel finanziamento della macchina olimpica all’avvento della diretta mondiale grazie al neonato satellite geostazionario Syncom 3, vera e propria rivoluzione nel campo delle telecomunicazioni. Altra grande novità fu l’organizzazione di una manifestazione dedicata agli atleti diversamente abili, le Paralimpiadi, che proprio a Tokyo fecero il loro esordio assoluto.

Nonostante il minor numero di atleti partecipanti, 5151 contro i 5338 di Roma, grazie alla fine del colonialismo si assistette ad un aumento di Nazioni iscritte, ben 93 contro le 83 di Roma. Molti Paesi africani, soprattutto quelli mediterranei, poterono presentarsi da indipendenti e non più come appendici di altre Nazioni occupanti. Purtroppo, nonostante la grande atmosfera di festa, i Giochi furono offuscati dalle gravi tensioni internazionali che in quegli anni funestavano ogni parte del globo: la guerra fredda stava entrando nella sua fase più calda anche a causa dell’assassinio del presidente Kennedy e del ritiro forzato di Nikita Kruscev, la guerra in Vietnam, già in corso dalla metà degli anni cinquanta, stava per aprire la sua pagina più tragica a causa del massiccio intervento americano, la Cina aveva appena compiuto il primo test nucleare, testimoniando al mondo intero che non solo Stati Uniti ed Unione Sovietica avevano il potenziale per costruire armi atomiche. Tuttavia, l’unico evento che ebbe anche un risvolto sportivo fu l’avvento dell’apartheid in Sud Africa, cosa che spinse il CIO ad estromettere il Paese dalla manifestazione a cinque cerchi. Il Sud Africa sarebbe stato riammesso solo a Barcellona nel 1992, dopo aver messo da parte questa spregevole politica razzista.

Dal punto di vista prettamente sportivo, Tokyo fu veramente sorprendente: caddero un’infinità di record olimpici e mondiali, cosa che, però, gettò un’ombra sull’uso di sostanze dopanti e che spinse la federazione internazionale ad ordinare test medici più accurati in vista dei Giochi successivi. Soprattutto nel nuoto si poté assistere ad un miglioramento eccezionale grazie alle nuove tecniche di allenamento degli americani, che riuscirono ad imporsi quasi in tutte le discipline natatorie. Con il chiaro fine di favorire gli atleti di casa, il CIO introdusse due nuovi sport nel programma olimpico, il judo e la pallavolo femminile, discipline in cui i nipponici non erano secondi a nessuno. Come da pronostico i Giapponesi vinsero il torneo di pallavolo e 3 ori su 4 nel judo, dove però subirono una pesante delusione per mano dell’olandese Anton Geesink, il quale, vincendo nella categoria assoluti, fece piangere un intero Paese.

La cerimonia di apertura ebbe luogo il 10 ottobre 1964 nello Stadio Olimpico di Tokyo. Estremamente significativo ed emozionante fu l’ingresso nello stadio dell’ultimo tedoforo, un ragazzo di 19 anni che portava il nome di Yoshinori Sakai, ovvero il primo nato ad Hiroshima dopo lo scoppio della bomba atomica. Il discorso inaugurale dell’imperatore Hirohito aprì ufficialmente i XVIII Giochi Olimpici Estivi in un Paese che, non va mai dimenticato, solo 18 anni prima aveva rischiato di essere spazzato via dall’olocausto nucleare.

Nonostante un minor numero di medaglie (90 a 96), gli Stati Uniti tornarono a battere l’Unione Sovietica nel medagliere grazie al maggior numero di ori (36 a 30). Terzo arrivò il Giappone che, grazie ai 16 ori vinti, sopravanzò la rappresentativa tedesca nonostante avesse conquistato molti meno podi (29 a 50).

Le Imprese principali

Olimpiadi Londra 2012   La XVIII Olimpiade: Tokyo 1964Come detto, il nuoto fu sicuramente il più grande terreno di conquista per gli atleti a stelle e strisce. Il maggior rappresentante del fortissimo drappello americano fu Don Schollander, ventiduenne americano capace di vincere quattro gare, comprese le due staffette, e di far segnare ben 3 record del mondo. Nel dominio statunitense fu, però, in grado di infilarsi una meravigliosa atleta australiana, Dawn Frazer, capace di vincere per la terza volta di fila la medaglia d’oro nei 100 stile libero. A lei, tuttavia, è legato uno degli episodi più controversi della storia delle Olimpiadi: la sera del suo trionfo, la Frazer si introdusse nel giardino del palazzo imperiale e, insieme ad altri atleti australiani, rubò una bandiera giapponese. La bravata le costò una squalifica decennale da parte della sua stessa federazione. Il fatto che fosse stata squalificata solo lei e che la pena fosse infinitamente superiore alla colpa portò molti ad ipotizzare che la bravata rappresentasse solo un pretesto per allontanare un’atleta scomoda, spesso in guerra con la federazione del suo Paese.

Visto che siamo in tema di episodi controversi, ne va ricordato anche un altro: nonostante nell’atletica gli americani fossero i padroni assoluti della velocità, con la “freccia nera” Robert Hayes oro nei 100 e nella staffetta 4×100, Henry Carr vincitore dei 200, Wyoma Tyos dominatrice dei 100 ed Edita McGuire padrona dei 200, l’oro della staffetta 4×100 femminile andò alla rappresentativa polacca che poteva contare su Ewa Koblukowska, atleta dai lineamenti un po’ troppo mascolini. A seguito di numerose proteste di altre federazioni nazionali, qualche anno dopo la Koblukowska fu sottoposta ad una visita per accertarne il sesso e le conseguenze furono quantomeno singolari: il risultato della visita non fu mai reso pubblico, ma il nome dell’atleta polacca/o fu cancellato da tutti gli albi d’oro internazionali. Tutti, a parte quello olimpico, dove il suo oro rimane ancora valido. Una cosa abbastanza strana!

Passando a risultati un po’ più “cristallini”, va assolutamente nominata la bellissima ginnasta cecoslovacca Vera Caslavska, vincitrice dell’oro nel volteggio, nella trave e nel concorso completo, gara in cui sconfisse l’infinita Larissa Latynina, la quale, comunque, anche a Tokyo riuscì a conquistare 6 medaglie diventando l’atleta più medagliata di sempre alle Olimpiadi (a questo proposito va ricordato che Michael Phelps, attualmente secondo in graduatoria con 16 medaglie, quest’anno avrà la possibilità di battere il quasi cinquantennale record della russa).

Tra i plurimedagliati vanno citati il leggendario discobolo Al Oerter, vincitore della terza medaglia d’oro consecutiva, e Abebe Bikila, capace di ripetere l’impresa di Roma nella maratona, questa volta, però, non a piedi nudi, diventando il primo a bissare l’oro in questa specialità. Vincitore di una sola medaglia d’oro, ma futura leggenda dello sport mondiale, Joe Frazier dominò i pesi massimi del pugilato nonostante fu costretto a disputare la finale con la mano sinistra fratturata.

Gli Italiani

L’Italia chiuse la manifestazione al quinto posto del medagliere con 27 medaglie (10 ori, 10 argenti e 7 bronzi). Il maggior terreno di conquista degli azzurri fu, come al solito, il ciclismo, disciplina in cui i nostri rappresentanti lasciarono ben poco spazio agli altri. Giovanni Pettenella vinse l’oro nella velocità ai danni del connazionale Sergio Bianchetto, il quale però, ebbe modo di rifarsi nel tandem, dove in finale, insieme ad Angelo Damiano, riuscì a sconfiggere la fortissima coppia sovietica. In strada l’Inno di Mameli suonò per il trionfo nella prova in linea di Mario Zanin, solitamente gregario per nomi più altisonanti ma a Tokyo vincitore grazie ad una prestazione tutta cuore. 

Mentre la scherma, orfana di Edoardo Mangiarotti, non portò nessun oro alla causa azzurra, ci pensarono altri due sport a rimpinguare il medagliere azzurro con 4 ori complessivi: il pugilato, grazie al mosca Attori e al mediomassimo Pinto, e il concorso complessivo di equitazione, dove Mauro Checcoli conquistò l’alloro sia nella prova individuale sia nella prova a squadre insieme ad Angioni e Ravano. Da Ennio Matterelli, capace di centrare 198 piattelli su 200, arrivò il trionfo nel tiro a volo, sport nel quale, ad eccezione di Galliano Rossigni, i nostri portacolori solitamente non eccellevano.Olimpiadi Londra 2012   La XVIII Olimpiade: Tokyo 1964

Per chiudere, vanno ricordate le due prestazioni più sorprendenti ed emozionanti della spedizione italiana. Franco Menichelli, ventitreenne ginnasta romano, si aggiudicò l’oro nel corpo libero, facendo ritornare l’Italia ai vertici di uno sport che da moltissimi anni non dava soddisfazioni. Menichelli, grazie ad un esercizio perfetto, sarebbe stato oro anche negli anelli, se solo una giuria chiaramente di parte non avesse deciso di premiare un atleta di casa, relegando l’azzurro all’argento. Altra prestazione straordinaria fu quella del marciatore di Fiume Abdon Pamich. L’italiano, dopo il bronzo di Roma, partiva da favorito ma un problema intestinale causato da una bevanda ghiacciata lo costrinse a fermarsi per “liberarsi”. Dopo essere ripartito, Pamich raggiunse e staccò l’atleta in fuga, l’inglese Nihill, andando a trionfare per distacco.