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9 aprile 2012

Olimpiadi Londra 2012 – La XIX Olimpiade: Città del Messico 1968

Olimpiadi Londra 2012 – La XIX Olimpiade: Città del Messico 1968

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Le Olimpiadi di Città del Messico del 1968 sono state tra le più controverse e travagliate della storia. Andiamo con ordine: nel 1963 durante l’assemblea plenaria svoltasi a Baden-Baden, il CIO scelse la capitale Messicana come organizzatrice delle XIX Olimpiadi Estive preferendola a Lione, Buenos Aires e alla solita Detroit. Per appoggiare la propria candidatura, gli organizzatori messicani presentarono un resoconto dettagliatissimo che, al proprio interno, conteneva anche ricerche mediche sui possibili effetti dell’altitudine sul fisico degli atleti, poiché Città del Messico si trova a 2600 m sul livello del mare. In più, per far testare direttamente agli atleti le condizioni climatiche, nel 1965 vennero organizzate una sorta di pre-Olimpiadi che decisamente non diedero il risultato sperato: “è uno scandalo che si sia data fiducia al Messico per ospitare le Olimpiadi! Servirebbero almeno 6 mesi per potersi abituare all’aria povera d’ossigeno…. Si porrebbe in pericolo la vita se si cercasse di battere i record”, così disse un rappresentante degli atleti al ritorno dall’evento. Nonostante queste rimostranze, il CIO decise di non spostare i Giochi soprattutto a causa dello stato già avanzato dei lavori di organizzazione.

I problemi di altitudine, comunque, non erano niente se paragonati alla tragica situazione internazionale che si stava verificando in quegli anni: la guerra in Vietnam era al suo apice con i tragici numeri che arrivavano dal fronte, le lotte antirazziste si facevano via via più violente e, soprattutto dopo che il Governo americano aveva dato la sua disponibilità a reintegrare il Sud Africa nella manifestazione a cinque cerchi (ricordo che il Sud Africa era stato escluso dalle Olimpiadi di Tokyo per l’attuazione dell’apartheid), il malcontento degli atleti americani di colore era cresciuto a dismisura; in agosto l’Unione Sovietica aveva invaso la Cecoslovacchia per reprimere la Primavera di Praga, evento che causò, oltre ad un gran numero di morti, un’ondata senza precedenti di emigrazione. Inoltre le rivolte studentesche stavano letteralmente attraversando l’intero globo e proprio a Città del Messico, nella notte tra il 2 ed il 3 ottobre, e cioè appena 10 giorni prima dell’apertura dei Giochi, il presidente Diaz Ortaz diede l’ordine di sparare sulla folla di manifestanti che si trovavano in Piazza Tre Culture: fu un massacro i cui numeri esatti non si seppero mai ma gli osservatori parlarono di centinaia di morti. Questo evento scatenò una fortissima reazione dell’opinione pubblica ed un po’ ovunque nel mondo si organizzarono manifestazioni a sostegno del popolo messicano, tuttavia la macchina olimpica non si fermò ed il presidente del CIO Avery Brundage, scatenando un’infinità di polemiche, decise di far disputare regolarmente la manifestazione.    

Il 12 ottobre 1968, fu lo stesso Gustavo Diaz Ortaz ad aprire un’Olimpiade che, nonostante il mondo fosse funestato da così tante tragedie, vide un aumento del numero di iscritti (da 5151 a 5516) e delle nazioni partecipanti (da 93 a 112), un’Olimpiade che sarebbe passata alla storia non tanto per il medagliere (vinto dagli Stati Uniti davanti ad Unione Sovietica e Giappone), quanto per un gesto, o meglio, per un guanto nero.

 

Le Imprese principali

Black 215x300 Olimpiadi Londra 2012   La XIX Olimpiade: Città del Messico 1968Le storie più rappresentative di questa Olimpiade sono principalmente due: quella della ginnasta Vera Caslavska e quella dei velocisti Tomaie Smith e John Carlos. La ginnasta cecoslovacca, già vincitrice di 3 ori a Tokyo, nell’aprile di quell’anno aveva firmato la “lettera delle duemila parole”, ovvero un manifesto del popolo cecoslovacco contro la tirannia sovietica. Dopo l’invasione del suo Paese, la Caslavska fu costretta a scappare e rifugiarsi sulle montagne, dove, con l’obiettivo di partecipare alle Olimpiadi per portare all’attenzione mondiale il dramma del suo popolo, continuò ad allenarsi con metodi rudimentali. Ricevuto proprio all’ultimo momento il permesso per iscriversi, Vera arrivò a Città del Messico con una rabbia che la portò a vincere 4 ori e due argenti, lasciando di stucco i molti esperti che, a causa dell’allenamento non proprio adatto, per lei avevano predetto un’Olimpiade sottotono. Quella di Tomaie Smith e John Carlos, invece, probabilmente è una delle pagine più conosciute della storia olimpica: nei 200 metri piani Smith vinse l’oro con il tempo di 19.83 (record del mondo) davanti all’australiano Norman e al suo compagno di nazionale Carlos. Al momento dell’inno nazionale, i due americani di colore chinarono il capo e sollevarono un pugno guantato, simbolo del Black Power e gesto in aperta contestazione contro il governo americano che, come detto prima, aveva dato il parere favorevole per la riammissione del Sud Africa. Le immagini, famose ancora oggi per il loro fortissimo significato, fecero immediatamente il giro del mondo e la federazione americana decise di espellere i due atleti dal villaggio olimpico. Questa decisione, tuttavia, scatenò gesti di solidarietà da parte di altri atleti: è il caso, ad esempio, di Lee Evans, il quale salì sul podio della premiazione dei 400 metri con un basco nero.

Lasciando da parte la politica e tornando ad occuparci di risultati prettamente sportivi, va detto che l’alta quota favorì moltissimo gli sprinter e i saltatori: Bob Beamon, ad esempio, piazzò una misura incredibile nel salto in lungo. I suoi 8 metri e 90, ben 55 centimetri più in là del vecchio record, sarebbero stati battuti solo nel 1991 prima da Carl Lewis (8,91) e poi da Mike Powell (8,95). Anche nel salto triplo si assistette ad una sequenza assolutamente straordinaria di record del mondo: il sovietico Viktor Sanayev, il brasiliano Nelson Prudencio ed il nostro Giuseppe Gentile si alternarono per tutta la gara al comando della graduatoria. Ne uscì vincitore Sanayev con la sbalorditiva misura di 17 metri e 39, ben 33 centimetri più in là del vecchio record. Nella velocità va segnalato l’oro di Wyoma Tyos nei 100 metri, prima donna a bissare un successo in questa disciplina.

Se Al Oerter proprio qui chiuse la sua carriera con la quarta medaglia d’oro consecutiva, cominciarono ad affacciarsi sul panorama internazionale personaggi che sarebbero diventati leggendari: George Foreman, oro nel pugilato e futuro campione del mondo dei pesi massimi, e Mark Spitz, a Città del Messico vincitore di due soli ori nelle staffette ma futura leggenda del nuoto mondiale con le 7 vittorie a Monaco di Baviera nel ’72.

Niente record del mondo ma “solo” quello olimpico per un vero rivoluzionario dell’atletica, Dick Fosbury, il quale inventò un modo tutto suo per scavalcare l’asticella: al contrario di tutti gli altri atleti che utilizzavano il salto ventrale, ovvero con la pancia rivolta verso il basso, Fosbury preferiva il salto dorsale, una tecnica inventata proprio da lui. In seguito, questo tipo di salto sarebbe stato utilizzato dagli atleti di tutto il mondo e sarebbe passato alla storia con il nome di “stile Fosbury”.

Gli Italiani

La spedizione italiana fu veramente magra di soddisfazioni. Gli azzurri, infatti, portarono a casa solo 3 medaglie d’oro, unoDibiasi2 131x150 Olimpiadi Londra 2012   La XIX Olimpiade: Città del Messico 1968 dei peggiori risultati della storia per il nostro Paese. Gli unici allori arrivarono dal ciclismo con Pierfrancesco Vianelli nella prova in linea, dal canottaggio con Baran, Sambo e Cipolla nel due con e dai tuffi grazie a Klau Dibiasi, vincitore dalla piattaforma da 10 metri. Nel ’68 si aprì un dominio incontrastato di Dibiasi che lo avrebbe portato a vincere 3 titoli olimpici consecutivi oltre a 2 mondiali e 3 europei.


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A cura di

Il Libero





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