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30 aprile 2012

Olimpiadi Londra 2012 – La XXII Olimpiade: Mosca 1980

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Scritto da: Il Libero
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Olimpiadi Londra 2012 – La XXII Olimpiade: Mosca 1980

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Per ospitare le Olimpiadi del 1980 si candidarono solamente due città: Los Angeles e Mosca. Questo impedì al CIO di ricorrere alla soluzione adottata per quelle del ’76, ovvero la scelta di una terza candidata che non scontentasse né il blocco comunista né quello occidentale. Il 23 ottobre 1974, durante la 75° seduta plenaria del CIO, venne scelta, non senza polemica, Mosca quale città organizzatrice con 39 voti contro i 20 di Los Angeles.

Protagonista assoluta di questa edizione dei Giochi fu senz’altro la situazione politica dell’epoca e, per capirla in pieno, probabilmente sarebbe meglio rispolverare alcune nozioni di storia anche perché gli strascichi di quegli anni sono arrivati fino a noi. Nell’aprile del 1978 il partito comunista Afghano compì un sanguinoso colpo di Stato in cui  venne assassinato il presidente Mohammed Daud Khan, l’uomo che aveva traghettato l’Afghanistan dalla monarchia alla repubblica, e proclamata la nascita della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Le intenzione del nuovo Governo di stampo socialista, almeno sulla carta, erano ottime: abolizione dei latifondi, nazionalizzazione delle banche, calmieramento dei prezzi, introduzione di programmi di alfabetizzazione e, cosa più importante, abolizione dei matrimoni combinati e dell’imposizione del burqa come parte di un programma che prevedeva la riaffermazione dei diritti delle donne. Inoltre, grazie ad un accordo con l’Unione Sovietica, nel Paese furono costruite moltissime infrastrutture che avevano lo scopo di rendere il Paese più moderno e competitivo sul panorama internazionale. Però, come dicevo, le intenzioni erano buone sulla carta, la realtà era che, mentre le riforme vennero accolte positivamente dagli abitanti delle aree urbane, quelli delle aree rurali, ovvero la maggior parte della popolazione, non videro di buon occhio queste novità che andavano a stravolgere improvvisamente delle tradizioni ormai secolari. Nel Paese cominciarono a moltiplicarsi i tentativi di insurrezione che il Governo decise di soffocare nel sangue. Nel 1979, dopo che la rivolta si era allargata a tutto il Paese, il governo di Kabul richiese l’intervento dell’Unione Sovietica che invase l’Afghanistan il 24 dicembre di quell’anno. La guerra afghana si trasformò ben presto in un’estensione della guerra fredda con, da una parte, il Governo sostenuto dai sovietici, dall’altra, i mujaheddin sostenuti dal Pakistan e dagli Stati Uniti d’America (curioso, a questo proposito, come le alleanze cambino nel corso della storia). La guerra sarebbe finita solo 10 anni più tardi, portandosi in eredità circa 2 milioni di morti, con il ritiro delle forze sovietiche dal suolo afghano e con la vittoria dei mujaheddin che, nel 1992, avrebbero proclamato la nascita dello Stato Islamico dell’Afghanistan, con le conseguenze che tutti noi ben conosciamo. Nel 1980, quindi, l’Unione Sovietica aveva appena invaso l’Afghanistan e la cosa irritò non poco sia i Paesi della NATO sia quelli arabi: l’Arabia Saudita comunicò immediatamente che non avrebbe partecipato ai Giochi dell’80 in segno di protesta, seguita a ruota da altre 64 nazioni tra cui il blocco dei Paesi arabi, la Cina, il Pakistan, gli Stati Uniti e moltissimi Paesi della NATO. Altri Governi adottarono soluzioni diverse dal boicottaggio: Gran Bretagna e Francia, ad esempio, sfilarono nella cerimonia di apertura con la bandiera olimpica invece che con quella nazionale chiedendo l’esecuzione dell’inno olimpico in caso di vittoria di un loro rappresentante. Probabilmente la soluzione più arrangiata fu quella adottata dal Governo italiano, il quale, non si capisce bene per quale motivo, decise di non inviare gli atleti appartenenti ai gruppi sportivi militari e di imitare Gran Bretagna e Francia per quanto riguardava la bandiera e l’inno.

Il 19 luglio 1980, nello Stadio Luzniki di Mosca, il presidente Leonid Breznev aprì ufficialmente i XXII Giochi Olimpici Estivi, un’edizione che, rispetto a Montreal, vide un numero enormemente inferiore di Nazioni partecipanti (70) e di atleti iscritti (5179). Con un significato tutto politico, ad accendere il braciere fu chiamato Sergej Belov, l’uomo che con un canestro allo scadere aveva battuto la nazionale americana di pallacanestro nelle Olimpiadi del ’72. Il medagliere, ovviamente, fu dominato dall’Unione Sovietica (80 ori, 69 argenti e 46 bronzi), seguita dalla Repubblica Democratica Tedesca (47 ori, 37 argenti e 42 bronzi) e dalla Bulgaria (8 ori, 16 argenti e 17 bronzi).

Le Imprese principali

Stevenson1 Olimpiadi Londra 2012   La XXII Olimpiade: Mosca 1980Di certo la disciplina più colpita dal boicottaggio fu l’atletica, solitamente grande terreno di conquista degli atleti a stelle e strisce. Nonostante questo tuttavia, la regina della manifestazione regalò dei personaggi di primissimo calibro: è il caso, ad esempio, dei mezzofondisti inglesi Steve Ovett e Sebastian Coe. I due preferivano evitarsi non partecipando alle stesse gare, ma Mosca fu una delle rare occasioni per vederli gareggiare l’uno contro l’altro. Coe avrebbe dovuto vincere agilmente gli 800 ma Ovett lo sopravanzò relegando il collega all’argento, mentre successe esattamente l’opposto sui 1500, dove Ovett, largamente favorito, cedette di schianto nel rettilineo finale e finì terzo dietro al vincitore Coe e al tedesco Straub. Un personaggio veramente curioso della pista era l’etiope Mirus Yfter, il quale, vincendo 5000 e 10000, eguagliò l’impresa di Lasse Viren di Monaco e Montreal. Yfter era già presente alle Olimpiadi del ’72, dove aveva conquistato il bronzo sui 10000 non presentandosi, però, alla partenza dei 5000 perché, dicono le voci, qualcuno lo aveva rinchiuso in un bagno. Impossibilitato a partecipare a Montreal per il boicottaggio, si presentò a Mosca avvolto in un’aura di mistero, senza che nessuno sapesse la sua vera età. Molti sostenevano che fosse vicino alla quarantina, il che lo renderebbe il più vecchio vincitore di un oro nell’atletica, ma questo non lo sapremo mai visto che ancora non si conosce la sua data di nascita. Una grande impresa anche dalla strada, con Valdemar Cierpinski che doppiò l’oro di Montreal nella maratona, impresa riuscita prima solo al grande Bikila.

Per i padroni di casa le più grandi soddisfazioni arrivarono dal nuoto e dalla ginnastica: in piscina si distinse Vladimir Salnikov, il quale, appena ventenne, conquistò tre ori ed inaugurò una striscia di imbattibilità sui 1500 che si sarebbe conclusa solo nel 1984 con 61 gare vinte consecutivamente. La ginnastica, invece, fu dominata da Aleksandr Dityatin, che riuscì a vincere ben 8 medaglie di cui 3 d’oro. Dityatin fu il primo atleta a vincere 8 medaglie nella stessa Olimpiade e fu anche il primo uomo a riuscire ad imitare la Comaneci e prendere un 10.00. A proposito della piccola Nadia, bisogna dire che a Mosca era presente anche lei, tuttavia, un po’ per lo sviluppo fisico un po’ per delle giurie troppo severe con lei e troppo benevole con le atlete di casa, non riuscì a ripetere l’impresa di Montreal. Si dovette “accontentare” di 2 ori nella trave e nel corpo libero ma senza voti perfetti.

Una menzione speciale va fatta per il grandissimo pugile Teofilo Stevenson, per la terza volta di fila campione olimpico dei pesi massimi: ancora oggi nessun pugile è mai riuscito ad eguagliare il record del cubano.

Gli Italiani

Nonostante il basso numero di medaglie (soltanto 15), grazie agli 8 ori conquistati dai nostri portacolori l’Italia riuscì a Mennea 213x300 Olimpiadi Londra 2012   La XXII Olimpiade: Mosca 1980piazzarsi al quinto posto del medagliere, posizione che fino a qualche anno prima la nostra nazionale riusciva a centrare stabilmente ma che nelle ultime due Olimpiadi non aveva nemmeno avvicinato. Certamente il risultato fu agevolato dall’assenza di molti Paesi, tuttavia è impossibile negare che alcuni nostri atleti raggiunsero delle prestazioni di livello assoluto.

L’atletica, disciplina che storicamente non ci aveva mai regalato grandi soddisfazioni, portò alla causa azzurra ben 3 medaglie d’oro. La prima, e probabilmente più sentita, fu quella di Pietro Mennea nei 200. Mennea era un personaggio molto singolare, atleta capace di stabilire il primato del mondo sui 200 per poi dare innumerevoli delusioni intervallate da liti furiose con giornalisti ed allenatori. A Mosca si presentò da grandissimo favorito ma la sua Olimpiade cominciò tutt’altro che bene: sui 100, infatti, non riuscì neanche a qualificarsi per la finale, fatto che spinse ancora una volta i giornalisti ad intonare il de profundis per il velocista pugliese. Quando arrivò la “sua” gara, i 200, probabilmente in pochissimi erano pronti a scommettere su di lui, ma Mennea stupì tutti ancora una volta riuscendo a battere lo scozzese Wells proprio negli ultimi metri e mettendosi al collo la sua prima medaglia d’oro olimpica. Il secondo alloro se lo aggiudicò la grandissima Sara Simeoni, senz’altro personaggio molto più amato dello scontroso Mennea: nella finale del salto in alto la veneta, detentrice del record del mondo, fu l’unica capace di saltare l’asticella a quota 1.97 lasciando le sue due avversarie a 1.95. L’ultimo oro dell’atletica arrivò grazie ad una grandissima prestazione del marciatore Maurizio Damilano, il quale nella 10 km riuscì a dare a tutti gli altri distacchi abissali. Proprio a Mosca, Damilano inaugurò una decennale striscia di vittorie che gli avrebbe consegnato 3 giochi del Mediterraneo, un’Universiade e ben 2 Mondiali.

Per l’Italia grandi soddisfazioni anche dalle discipline corpo a corpo: il napoletano Patrizio Oliva, futuro campione anche tra i pro, dominò nella categoria superleggeri del pugilato, Claudio Pollio si aggiudicò il concorso di lotta libera, mentre Ezio Gamba si impose nel judo. Gamba era un carabiniere, quindi impossibilitato a partire per Mosca, tuttavia la sua voglia di partecipare all’evento a cinque cerchi era talmente forte che si congedò dall’arma e venne ripagato con una soddisfazione d’oro. Le ultime due medaglie pesanti le ottennero Luciano Giovanetti nel tiro a volo e Federico Euro Roman nell’equitazione. Probabilmente per Roman la soddisfazione fu doppia: la federazione di equitazione, infatti, era favorevole al boicottaggio ed impedì alla sua rappresentativa di portare con sé veterinario e maniscalco. Gli atleti, dunque, furono costretti a pagarli di tasca propria e questo li portò a vincere, oltre all’oro di Roman, anche l’argento nella prova a squadre. Quando si dice la determinazione…


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